La volpe rientra a buon diritto nelle cosmo visioni europee e asiatiche.
È una creatura animale che da principio era stata accolta come traghettatrice delle anime, come abitante delle soglie e quindi come consigliera sul “da farsi”, solo in epoche più recenti è stata associata alla furfanteria e alla furbizia.
Animale dall’acuto sguardo.
Molto intelligente.
Giocoso.
Si muove tra gli stadi liminali, questo nelle “antiche vestigia” ovvero in epoche in cui le religioni conservavano molto degli animismi pregressi, l’ha resa alla percezione dei popoli nativi una trickster, per cui lo spirito della volpe era uno spirito che accompagnava i passaggi.
A lei sono associabili molte caratteristiche, tra cui:
creatività. La volpe trova vie dove altri vedono ostacoli
saggezza. In tal senso venne collegata anche a molte divinità, specialmente a quelle ancora collegate alle società sciamaniche e animistiche
protezione. Si narrava che occorreva trattare bene una volpe perché il suo spirito poteva creare problemi qualora non gli si portasse rispetto, questo consiglio e tale pratica non disgiunte erano tipiche di culture che sapevano abitare la terra riconoscendo tutte le sue creature come intelligenti, nonché dotate di anima e spirito, quindi rispettandole per ciò che potevano portare in dono alla consapevolezza ma anche in quanto loro stesse come noi parte della terra
Ci siamo vendute/i un anima libera partecipe della bellezza della terra, figlia della terra stessa in cambio di una prigione dell’ego che ci hanno promesso immortale, ma solo l’anima è immortale e quella del mondo si chiama terra.
“Commento alla Sentenza: Lo Sviluppo significa progresso graduale.”
Quando è l’anima a parlare le immagini associano. Mutamenti in camminate, in soglie traversate.
Vortici che si esprimono in due differenti direzioni nel medesimo percorso, simbolo del girare verso un centro e da esso allontanarsi, moto della terra e non solo.
Espansioni e riduzioni.
Ciò che sale declina, progressivamente, con lena, in sviluppo di vita.
Poi riscende, è il movimento inverso.
Senza morte di ciò che è necessario divenga terra fogliata, non vi è vita.
“Smantellamenti costanti, avvitamenti, pertugi, canali in nigredo e specchi progressivi. Bianchezze temporanee, in fine senza fine, rubedo.L’ultimo ciclo dell’opera.”
La via alchemica è una via femminile, la qual cosa non viene generalmente detta. Si da piuttosto per scontato che tale sapienza antica, molto antica e “appartenente” a diversi popoli, che prima veniva definita come sciamanesimo, (altra via femminile) sia una via maschile, tra l’altro viene molto confusa.
Trattasi di via che chiede la scoperta di se, via di ricongiungimento, attraverso un piano immaginativo, onirico, creativo, di esplirazione, che si collega poi a quella che viene anche definita come focalizazione, ovvero è la messa insieme di cuore, spirito, anima e mente, occorre esplorare la profondità di se, quella delle ombre, di ciò che è stato interiorizzato, cogliendo attraverso un certo tipo di percezione i segnali che dall’esterno provengono e che l’istinto impara a riconoscere.
Jung esplorò questa via. Visse una nigredo intensa (lo sono tutte le nigredo) nella quale si immerse invece di negarne o rimuoverne la vista, entrando in essa e in visuali nonché nel mondo dei sogni, il mondo onirico, pratica antica anch’essa, risalente agli albori della storia umana.
Donna dormiente – Malta preistorica
Il sogno, la dimensione immaginativa, poetica, ispirata creativamente hanno costellato le epoche più remote come attestato anche da artefatti dove a presiedere tale dimensione era il femminile
Il Libro Rosso – la Rubedo
I parenti di Jung erano incerti sul far pubblicare questo libro che è anche riduttivo definire solo come libro, perché è vivo in ogni immagine, in opgni anfratto, molto intimo e molto inpersonale/personale e chi l’ha letto può testimoniarlo, alla fine accettarono e la pubblicazione giunse dopo la morte di Carl Gustav Jung.
Il Liber Novus è una rivelazione da tante e diverse prospettive mantenendo un filo di continuità che appare come tela.
Le illustrazioni ivi contenute sono tracciati dell’esplorazione interiore.
Dal Libro Rosso – Liber Novus
L’arte è così come il sogno sono porte per tale esplorazione.
Sul sito Jung Italia vengono raccolte molte impressioni, tanti tracciati, diverse ispirazioni e la gamma del lavoro svolto dallo psicanalista svizzero che era un anima in cammino.
Riporto anche un altro estratto proveniente dal blog di Eletta Senso, link sui sogni.
“Ciò che deve restare rimane, nascosto tra le pieghe della storia narrata, oggi lo chiamiamo archetipo, prima era cosmo visione, simbolo, tracciato su pietra, sogno, l’istinto riconosce ciò che l’ego esclude.”
Come tutte e tutti coloro che amano l’esplorazione nel se in quanto esplorazione e conoscenza di quel se (Gnothi Seauton), ovvero le persone che vanno oltre l’ego, Jung amava l’approccio interdisciplinare, cercava, e la ricerca veniva tradotta in quel luogo che si chiama anima andando a ritrovarla e a ricongiungersi con lei.
Le prime “società” erano animiste e sciamaniche.
Hillman riprese questo tracciato, ma qui mi fermo perché spaziando devo giungere alla Rubedo.
Raramente ci si giunge a questa ultima parte dell’Opera.
“Varie le chiamate e poche le arrivate”. Jung stesso disse che l’essere umano farebbe di tutto per non vedere la propria anima, e Freud parlò di rimozione, ad essere rimossa è proprio l’anima, ma lei chiama, nel soffio del vento, nella foglia che cade a terra, nell’arsura perfino, nello spirito dei luoghi.
Il concetto è platonico, ma lo stesso Platone lo prese da mistiche orientali pregresse, tali mistiche erano ovviamente animistiche.
Su tale Opera campeggia una scritta:
“Integra Naturae Speculum Artisque Imago”
Integra le Arti della Natura a specchio.
La Natura ha delle arti, e quali sono le nostre arti essendo noi parte della natura?
L’alchimia riprende filamenti pregressi, chiamati in vari modi nel corso della storia ma che hanno mantenuto un nucleo immutabile in quanto indisponibile, quello animico/spirituale delle origini, di tale filo l’intera terra e l’intero universo ne sono permeati, e noi siamo una parte di questa energia universale.
Tornando invece alla Nigredo anche qui a differenza di ciò che viene propugnato, non è una, ci sono una serie di nigredo circolari, che si alternano alla fase al bianco, il viaggio in se chiede costanti rettifiche interne sempre restando su parole impiegate in alchimia.
L’anima chiede ricomposizioni, nello sciamanesimo si parta di frammentazione della stessa. Nelle società che viviamo subiamo condizionamenti, questi frammentano l’anima. Occorre imparare a vivere nel qui e ora di società condizionate e condizionanti senza permettere il condizionamento, ovviamente essendo qualcosa che giunge sin da quando siamo bambine e bambini occorre poi superarlo in conseguenza di ciò la via alchemica che prima era sciamanica, è un tracciato per operare.
Viaggi.
Esplorazioni.
Perdite di orientamento e ritrovamenti altri di orienti dove l’ignoto diventa maestra senza farsi dogma.
Il rosso era il colore principale nella preistoria, e derivava dalla terra, per tornare occorre ricordare che ci sono cammini in essenze che non mutano se non nell’aspetto, gli archetipi favoriscono questi recuperi.
L’opera di scoperta di se passa dagli archetipi, passa dall’istinto, passa dall’anima in conseguenza di ciò per ognuna e ognuno è differente, per questo non bisogna giudicare.
C’è chi arriva all’archetipo attraverso la religione, c’è chi ci arriva attraverso l’arte, chi studiando più materie, per ognuna/o è personale e collegato alla sua propria esperienza, non vi sono regole fisse ma stadi da attraversare.
Quindi concludo tale breve escursus augurando a tutte e tutti un buon giorno della Luna.
“Come in alto così in basso e nel movimento costante il vaso si fa ricettacolo di ogni cambiamento. Goccia per goccia e in distillato. Vaso in origine grembo, da principio il femminile”.
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